L’art. 95 comma 12 del D.lgs. 50/2016 stabilisce che “Le stazioni appaltanti possono decidere di non procedere all’aggiudicazione se nessuna offerta risulti conveniente o idonea in relazione all’oggetto del contratto. Tale facoltà è indicata espressamente nel bando di gara o nella lettera di invito.”

Il D.lgs. 50 del 2016 non ha riprodotto l’art. 55, comma 4, d.lgs. n. 163 del 2006 che consentiva alla stazione appaltante di prevedere nella legge di gara che non si sarebbe proceduto all’aggiudicazione nel caso di unica offerta valida. Nondimeno, non appaiono sussistere ostacoli all’applicazione dell’art. 95, comma 12, anche in caso di unica offerta, purché ricorrano i presupposti ivi previsti, cioè che l’amministrazione appaltante indichi espressamente questa facoltà nel bando di gara o nella lettera d’invito.

La facoltà di non aggiudicare un appalto va esercitata in relazione a un giudizio di convenienza, motivato, sul futuro contratto. Lo ha affermato il Consiglio di stato, sezione quinta con la sentenza del 27 novembre 2018 n. 6725 in merito alla non aggiudicazione di una gara. I giudici hanno richiamato innanzitutto l’articolo 95, comma 12 del codice del 2016 (decreto n. 50) che attribuisce alla stazione appaltante, e non alla commissione giudicatrice la facoltà di non aggiudicare la gara quando nessuna offerta sia ritenuta, a giudizio discrezionale dell’amministrazione «conveniente o idonea». Lo ricordiamo, l’unica condizione che pone la norma è che questa facoltà sia espressamente prevista nel bando di gara o nella lettera d’invito.