L’ANAC e il Consiglio di Stato hanno pareri opposti. Vediamo dove sfocia il dibattito!

Il 27 luglio 2017 l’Autorità Nazionale Anticorruzione (Delibera ANAC 27 luglio 2017 n. 837 ) e il Consiglio di Stato (sez. V, 27 luglio 2017, n. 3710) si sono espressi sul tema della possibilità di ricorrere all’istituto dell’avvalimento circa le certificazioni di qualità con conclusioni radicalmente opposte: la prima ne vieta il ricorso, la seconda lo ammette!

Questi due verdetti evidenziano la persistenza di incertezza interpretativa del codice relativo agli appalti pubblici, che mai è stato chiaro anche su questo tema.

L’ANAC ha da sempre sostenuto l’inammissibilità dell’avvalimento della certificazione di qualità in quanto non rientrante tra i requisiti di capacità economico-finanziaria o tecnico-organizzativa, bensì, seppur non riportato all’interno dell’art. 80 del Codice degli appalti, deve ritenersi un requisito di natura soggettiva “in quanto acquisiti sulla base di elementi strettamente collegati alla capacità soggettiva dell’operatore e non scindibili da esso” .

Il Consiglio di Stato ne riconosce invece l’ammissibilità allorquando il contratto di avvalimento evidenzia l’effettiva messa a disposizione dell’ausiliata l’intera organizzazione aziendale, comprensiva di tutti i fattori della produzione e di tutte le risorse, che, complessivamente considerata, le ha consentito di acquisire la certificazione di qualità da mettere a disposizione. Quindi, il Consiglio ha messo un focus sugli elementi e contenuti del contratto di avvalimento piuttosto che sulla mera possibilità di applicare l’istituto dell’avvalimento a priori della certificazione di qualità.

Alla luce di quanto espresso dal Consiglio di Stato, l’ANAC indietreggia sulla sua opinione attraverso la Delibera n. 1085 del 25 ottobre 2017, dove in un parere di precontenzioso termina con l’ammissibilità dell’avvalimento della certificazione di qualità.